La notizia di ieri è che non si hanno notizie dirette di Alaa. Ed è una notizia preoccupante. Alaa non si è presentato al colloquio in carcere con sua madre, la professoressa Laila Soueif. In occasione della ricorrenza del 23 luglio (festa nazionale in ricordo della presa del potere degli Ufficiali Liberi nel 1952), era stata data ai familiari dei detenuti la possibilità di una visita in più. La madre di Alaa ha aspettato per ore a Wadi al Natrun, nel carcere a un centinaio di chilometri dal Cairo. Alla fine, le autorità carcerarie le hanno comunicato che Alaa si era rifiutato di andare al colloquio, né aveva lasciato per lei una lettera. Un comportamento incomprensibile, che per chi conosce Alaa Abd-el Fattah non sembra credibile.
Dunque, come sta Alaa? Perché non si è presentato al colloquio? Quali sono le sue condizioni di salute, visto che oggi è il suo giorno 115 di sciopero della fame? Come sta un uomo che da quasi quattro mesi rifiuta il cibo, e non ha avuto una visita medica, né tantomeno la visita delle autorità consolari britanniche? I familiari sono estremamente preoccupati, e stanno facendo pressione – sui social – perché le autorità britanniche agiscano, e molto rapidamente.
Oggi digiunano di nuovo Enrico De Angelis e Costanza Lasagni, in solidarietà con Alaa. Un gesto di solidarietà individuale e collettiva, un gesto che può apparire piccolo e fragile, eppure è servito, in questi mesi, a far rimanere accesa una timida luce su Alaa. Una luce per rompere un silenzio che mette insieme tutti i paesi occidentali, pur con eccezioni importanti dal punto di vista istituzionale, come gli incontri dei familiari di Alaa con deputati del Parlamento europeo e con deputati e membri del governo britannico. E, per quanto riguarda l’Italia, l’audizione di Laila Soueif da parte della Commissione permanente sui diritti umani nel mondo del parlamento presieduta da Laura Boldrini.
L’avvocato Khaled Ali, l’allievo più vicino al padre di Alaa, Ahmed Seif al Islam, ha messo su Facebook una dichiarazione molto preoccupata sullo stato di tre detenuti. Alaa, per la mancata presenza al colloquio con sua madre e il suo lunghissimo sciopero della fame. Ahmed Douma, intellettuale e poeta che sta vivendo un vero e proprio calvario, e che è stato picchiato in carcere: anche lui non si è presentato ieri al colloquio con i familiari. E infine Abdel Moneim Abul Futouh, personalità di spicco dell’islamismo politico ed ex candidato alle presidenziali del 2012, le cui condizioni di salute sono ulteriormente peggiorate. Abdel Moneim Abul Futouh soffre di cuore da molti anni, ha già avuto infarti, e nel corso della sua vita ha passato lunghi periodi di detenzione sotto i diversi regimi, da Anwar al Sadat in poi,. Poche settimane fa, è stato condannato ad altri quindici anni di carcere che, vista la sua età, equivalgono a un ergastolo. I familiari hanno chiesto che sia trasferito subito in un ospedale.
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