“Sono accorsi in ospedale a centinaia, per cercare corpi feriti da curare e corpi uccisi da seppellire. Sono venuti in ospedale per cercare un riparo dalla notte in cui tutte le loro paure si sono avverate. Sono venuti in ospedale per cercare persone con cui condividere la loro rabbia, perché l’unione fa la forza. Sono venuti come il gregge della chiesa mentre, all’esterno, una folla appoggiata dall’esercito assediava l’ospedale (forse sono questi i “cittadini onorevoli” a cui i soldati di Mubarak si rivolgono giorno e notte). Gli autoproclamati Difensori della Rivoluzione, per chiarire che l’unico gregge di cui faranno parte è quello della chiesa.
Siamo venuti a cercare il nostro compagno che con noi ha condiviso la piazza, quello dal sorriso affascinante, Mina, che ci appartiene e a cui apparteniamo. Il martirio ha scelto Mina perché appartiene al gregge della piazza e della rivoluzione. Questo è quanto ci ha detto la sua famiglia, insistendo che noi, i suoi amici, prendessimo parte a ogni decisione, perché loro sono i suoi amici della piazza.
Mina ha lottato, dall’aldilà, per aprire i cuori delle famiglie dei martiri e legarci in una lotta condivisa. Il sangue è lo stesso, le lacrime sono le stesse. Come noi abbiamo riconosciuto la verità nelle lacrime delle madri dei martiri – verità a cui non è stata dedicata nessuna copertura televisiva -, loro hanno riconosciuto la verità nelle nostre lacrime. Hanno capito che eravamo i compagni di Mina, e si sono dimenticati di chiedere, con il solito fare sospettoso, come ci chiamassimo.
L’ospedale ha reso pubblico il suo rapporto in linea con le trasmissioni della televisione di Stato: sono morti per insufficienza cardiaca o in seguito a una rissa? I sacerdoti hanno consigliato di seppellirli in fretta: fa caldo e non ci sono celle frigorifere nell’obitorio. Qui siamo intervenuti noi, con l’arroganza e l’innocenza di Tahrir: ma la giustizia? E le condanne? Questa è l’ultima possibilità per provare la colpevolezza dei responsabili, quindi vogliamo il referto del medico legale.
Che follia è questa, squarciare i corpi dei nostri figli in cerca di una giustizia che non abbiamo mai visto? Nemmeno una volta, neppure per caso? Quale giustizia ci viene riservata, a noi poveri? Quale giustizia ci viene riservata, a noi copti? Di quale giustizia parlate quando gli omicidi rimangono impuniti? Non capite che siamo deboli e indifesi?
Ma Mina era con noi, e sua sorella è stata la prima ad acconsentire che gli venisse praticata l’autopsia. Poi, a mano a mano, dietro le insistenze degli amici e l’incoraggiamento degli avvocati per i diritti umani, anche gli altri si sono convinti, talvolta a malincuore. Ore di lacrime, discussioni e abbracci. Abbiamo combattuto il trascorrere del tempo con lastre di ghiaccio e semplici ventilatori, sperando che il nostro amore bastasse a preservare la santità dei corpi.
La mattina del secondo giorno, il Pubblico Ministero si è ritrovato davanti metà delle famiglie che chiedevano l’autopsia, così il giudice ha dovuto emanare il suo decreto: o rilasciava permessi di sepoltura per tutti, oppure richiedeva altrettante autopsie. Non siamo forse tutti uguali davanti alla morte?
Naturalmente i preti non si sono fatti attendere: il Vescovo tra poco pregherà sui loro compagni, se tardate tornerà ai suoi alloggi. Abbiate pietà dei vostri figli. La loro ricompensa in cielo sarà grande.
Siamo rimasti sulle nostre posizioni, un fronte unito contro il regime, ma stavolta nella mente c’era l’avamposto, e nei cuori la linea di fuoco. In precedenza li avevamo sconfitti con i canti e i mattoni, ora li abbiamo sconfitti con la solidarietà.
Dopo una lunga discussione, il Pubblico Ministero ha emesso l’ordine di procedere con le autopsie, per tutte le salme, a condizione che fosse garantita la sicurezza dei medici legali.”
Oggi 10 ottobre digiuna per la prima volta Mirella Graglini. La ringrazio di cuore e, come mi ha scritto lei, “insieme ci riusciremo”.
Chi vuole aderire al digiuno per Alaa, solidale a staffetta di 24 ore ciascuno, può mandare una email a info@www.invisiblearabs.com
