La scorsa notte due appartamenti abitati da arabo-israeliani, da palestinesi con passaporto israeliano, sono stati dati alle fiamme ad Akko, San Giovanni d’Acri, durante gli scontri tra israeliani ebrei e arabo-israeliani. Non si può parlare di pogrom, dice giustamente un mio caro amico ebreo. Non parliamo di pogrom, ma di raid di circa 150-200 ebrei contro gli arabi, sì. E anche raid a sfondo razzista, con case circondate e slogan come “morte agli arabi”, che non sono proprio improntati alla tolleranza…
Le autorità israeliane chiedono moderazione, Tzipi Livni chiede di non farsi giustizia da soli, Yossi Beilin avverte che si è seduti su di un barile di polvere da sparo e i deputati arabi della Knesset citano i pogrom, denunciando che la polizia abbia discriminato tra arabi ed ebrei. In conclusione: le dichiarazioni delle autorità israeliane tradiscono imbarazzo di fronte a quello che sta succedendo ad Akko, così come erano e sono imbarazzate di fronte a quello che hanno fatto i coloni nelle scorse settimane contro i palestinesi in Cisgiordania. Mentre ad Akko vanno in onda proteste che sono un mix, decisamente pericoloso, tra le proteste urbane da banlieu e gli scontri interetnici.