I versi dovrebbero essere del 1964, o giù di lì. Quando Pier Paolo Pasolini vive in un kibbutz del nord di Israele (grazie Meron).
Ah, quale agio, quale diritto di riposo,
quale immemore pace di gente anonima, in chi
ha in cuore l’odio dell’invasore – curioso
invasore, bambino, inoffensivo, puro:
che si trova davanti alla sua colpa
come a una cosa aliena, non prevista
nell’affanno dell’obbedire a Dio.
E i nemici, rei d’irragionevole
pietà per la propria terra- che l’inconscio
sospinge dai domini dell’amore a quelli
dell’odio – resuscitando così
l’assurda cronaca a destino –
sono lassù a odiare, loro, di solo odio,
angeli sui loro monti inattingibili.
Attesi, come attendono le spose
gli uomini al loro.