Piccola nota alla vigilia dell’arrivo in Medio Oriente di George Mitchell, neo-designato inviato speciale americano per il Medio Oriente. Le aspettative sono tante, anche tra i più cinici, perché Mitchell è uno dei pochi inviati che ha lasciato un buon ricordo, perlomeno tra chi pensa a una soluzione giusta e durevole per il conflitto israelo-palestinese. La questione di fondo sono le “regole d’ingaggio” del senatore Mitchell. Il presidente Obama è stato chiaro, ha mandato pieno al tavolo negoziale. Questo significa, nei fatti, che la politica estera statunitense sarà bicefala. O per meglio, dire, il segretario di stato Hillary Clinton avrà limiti seri nella sua azione. Come giustamente fa notare Helena Cobban. A chi riferirà, infatti, George Mitchell? A giudicare dal tempismo della sua nomina, riferirà a Obama e al consigliere per la sicurezza nazionale, il generale Jones, che non dovrebbe aver avuto una comunanza di idee – a quanto si dice -con un altro generale che è in Medio Oriente da un po’ di anni, e cioè Keith Dayton, l’uomo che ha rafforzato i corpi di sicurezza legati al presidente Mahmoud Abbas, in funzione anti-Hamas.
Se Mitchell riferirà direttamente alla presidenza, e non al dipartimento di stato, ciò significa che il segretario Clinton, molto vicina alle posizioni israeliane, avrà non solo limitazioni, ma anche un contraltare piuttosto importante. Anche perché Mitchell il Medio Oriente lo conosce molto bene. Da molti anni.