Me lo stavo chiedendo (e ce lo stiamo chiedendo tutti): si apre un nuovo capitolo nella storia del conflitto israelo-palestinese, con la nascita del governo Netanyahu-Lieberman-Barak, oppure questo governo è figlio degli ultimi anni di questa crisi? Me lo stavo chiedendo mentre rientravo, al primo albeggiare, a Gerusalemme, dopo una decina di giorni in Italia che – per chi vive e lavora da queste parti – servono anche a decantare la messe di piccoli segnali, mezze frasi, grandi cambiamenti che si affastellano con ritmo quotidiano tra Israele e Palestina.
Premessa spleen a parte, la domanda – accanto a quella del ruolo di Lieberman – era sulla reazione delle varie anime palestinesi. Perché nel 1997, così come nel 2001, all’insediamento di un governo di destra in Israele si diedero – da parte di molte componenti palestinesi – risposte violente. Nel 1996-97, Hamas proseguì con ancor più forza sulla strada della strategia della tensione, del terrorismo degli attentati suicidi dentro le città israeliane. E lo stesso successe dopo la vittoria di Ariel Sharon. E allora? Ci si deve aspettare questo, in questi giorni, in queste prossime settimane?
Poche ore dopo le domande assonnate, lungo la Road no. 1 che congiunge Tel Aviv a Gerusalemme, arriva la notizia di un evento violento nel delicatissimo triangolo di Gush Etzion, area di Hebron, insomma. Secondo le prime ricostruzioni, in una delle colonie della zona, un ragazzino israeliano di 13 anni è morto e un bambino di sette è rimasto ferito, colpiti con un’ascia da un uomo che è ancora ignoto. Caccia all’uomo in Cisgiordania, sicurezza di nuovo alta, e proprio alla vigilia di Pesach, della Pasqua ebraica.
I miei amici e colleghi che frequentano il Medio Oriente da decenni diranno che non è la prima volta. Ed è vero. Non è la prima volta, e non sarà l’ultima. Non solo: non è detto che questo assalto sia il segnale di una deriva di nuovo votata tutta allo scontro da parte palestinese. Può essere un furto andato a male, può essere la scheggia impazzita, in un contesto – quello di Gush Etzion – in cui la tensione tra coloni e palestinesi non fa altro che aumentare. Da anni. Oppure può essere un messaggio, violento, al nuovo governo Netanyahu. Di certo c’è che l’assalto di oggi rimetterà in moto tutta la “procedura” di azione-reazione a cui siamo abituati, in questo conflitto infinito: attacco, reazione, chiusura. Scivolare è molto facile, su questo terreno. E ognuno dovrà dimostrare all’altro di non cedere.