6 mesi. Metà di un anno. Senza nutrirsi.

Sono sei mesi. Sono passati sei mesi da quando Alaa Abd-el Fattah ha deciso, lo scorso 2 aprile, di intraprendere lo sciopero della fame. E’ passata la metà di un anno, perso in un sostanziale silenzio, non solo da parte delle autorità egiziane che negano che Alaa digiuni. Il sostanziale silenzio, a parte alcune dichiarazioni, c’è anche da parte del governo di Londra, che dovrebbe invece difendere un suo cittadino, com’è Alaa, in possesso di un passaporto britannico. E il silenzio è stato stigmatizzato dal ministro degli esteri ombra del Labour inglese, David Lammy, che chiede un preciso intervento delle autorità britanniche nei confronti di propri cittadini in carcere in altre parti del mondo.

Nel frattempo, la libertà di espressione viene messa a dura prova, al Cairo. Vi ricorderete che la mamma di Alaa, la professoressa Laila Soueif, aveva partecipato a una conversazione pubblica sull’edizione araba di “Non siete stati ancora sconfitti”, la selezione degli scritti del prigioniero di coscienza egiziano, già pubblicata in inglese e in italiano. Ebbene, l’editore egiziano che aveva ospitato l’evento,  Yahya Fekri dell’editrice Dar al Maraya, ha subito una perquisizione dei suoi uffici, il sequestro di computer, e il suo arresto per una notte, sino al rilascio di lunedì.

Il digiuno solidale a staffetta per Alaa continua. Oggi mercoledì 28 settembre digiuno di nuovo io. I perché di questo digiuno sono chiari, oggi ancora più di ieri.

Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@www.invisiblearabs.com.