Hit parade (letteraria)

Lo so che la letteratura egiziana sta vivendo un momento molto vivace. E che i giovani (bravi) scrittori premono per farsi leggere. Ma non mi sarei immaginata di trovare, nella classifica dei primi dieci romanzi venduti in Egitto redatta dal Virgin MegaStore – sei titoli egiziani, di cui cinque di fiction. Né mi sarei immaginata di trovare “1/4 Gram” di Essam Youssef, romanzo choc sulla droga, primo in classifica. Mi sarei immaginata “Taxi” di Khaled Kameesy, che ha già fatto notizia, anche in Occidente. Ma non mi sarei immaginata Rehab Bassam, con “Roz bi Laban li Shakhseen”, scrittrice da inserire nel filone dei/delle blogger che fanno letteratura sulla Rete, e che poi pubblicano. Nel caso della Bassam, con la più autorevole delle case editrici egiziane, Dar al Shourouq (i suoi pezzi da novanta sono Naguib Mahfouz, Gamal al Ghitani, Alaa al Aswany, tanto per citarne alcuni), che ha inaugurato da qualche mese una collana, diretta da Saif Salmawy, sui cyberscrittori. E tanto meno avrei pensato che tra i titoli ci potesse essere “Noun” di Sahar el Mougy, un romanzo in cui i miti dell’Antico Egitto tornano, ma solo per essere profondamente rivisitati. Come ha spiegato l’autrice in una intervista dello scorso anno: “The novel is set between 2001- 2003. It stars with September 11 and ends with the Abu Ghraib scandal. The theme is not political, it is in the remote background, but is meant to show the hate that exists in the world. Against this ugly background, the four characters enter their inner temples.”
Se si aggiungono i testi pubblicati da Malamih, la casa editrice con meno di un anno di vita, fondata da uno dei più famosi blogger politici egiziani (Mohammed Sharkawy) – uno dei tanti, Velo di Amr Khaled, da non confondere col telepredicatore – e quelli pubblicati da Dar al Ain, che si occupa soprattutto di donne, mi sa che è proprio vero che la letteratura egiziana dà buoni frutti, in questo periodo.

Una piccola finestra sulla poesia. Ho letto una delle poche poesie di una giovane scrittrice egiziana, Zahra Yusri, tradotte in inglese (anche se un suo libro è uscito in traduzione tedesca, presso Lisan). Ha poco più di trent’anni, e ha una scrittura profonda, che ben descrive le lacerazioni della sua generazione, in un paese in transizione.

On one foot
like a humiliated beggar I limp
past all the swinging door
sand the flags that are taken down from their masts . . .
The sidewalk was never my friend
but it embraced me those times
when the crying was tough and bitter
In my country
soldiers go to a war
where they never fight
In every coffeehouse or square
under the feet of the sick, the sad and insane
you can glimpse the trace of a rose
thrown into the arms of nurses
in lonely rooms inhabited by wailing,
a rose drawn in blood…

eccetera eccetera

Lascia un commento