E’ passato da Rafah, l’arcivescovo Desmond Tutu, per riuscire a entrare nella Striscia di Gaza. Israele ha negato l’ingresso al premio Nobel per la Pace, protagonista della riconciliazione sudafricana, che voleva andare a Sderot a parlare con le vittime dei lanci dei razzi Qassam. Tutu è a Gaza per indagare, per conto del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, sulla strage della famiglia Athamnah, a Beit Hanoun, del novembre 2006, quando 19 persone (in gran parte membri della stessa famiglia) furono uccise dai proiettili lanciati dall’esercito israeliano. Indagine per la quale è andato a Beit Hanoun a parlare con i famigliari delle vittime, e a visitare il luogo della strage. Tutu, che ha definito “illegale” il blocco di Gaza da parte di Israele che deve “immediatamente finire”, non ha nascosto il suo disappunto per il rifiuto delle autorità di Tel Aviv, che hanno deciso di non collaborare con il comitato istituito dall’Onu per indagare su Beit Hanoun.
I rapporti tra Desmond Tutu, Israele e alcune comunità ebraiche non sono proprio calorosi: esemplificativo il caso dell’università del Minnesota, che nell’ottobre 2007 ha prima cancellato un incontro con Tutu per non offendere la suscettibilità della comunità ebraica locale, salvo poi ritornare sulle proprie decisioni dopo l’ondata di critiche per il rifiuto di far parlare l’arcivescovo sudafricano. La situazione nelle università americane, riguardo agli studi mediorientali e alle questioni relative al mondo arabo e a Israele, è da anni al centro di uno scontro culturale che ha portato anche alla spaccatura della potente associazione di studi mediorientali. Uno dei protagonisti dello scontro è Campus Watch, un’associazione di monitoraggio degli studi mediorientali, diretta da Daniel Pipes, accusata dai suoi critici di maccartismo e di attentato alla libertà di parola.