Via libera alla costruzione di poco meno di mille abitazioni nella colonia israeliana di Har Homa, un insediamento della parte orientale di Gerusalemme, occupata dalla guerra dei Sei Giorni, a pochissima distanza da Betlemme. Il piano è stato stilato dalla municipalità di Gerusalemme, entro i cui confini, definiti da Israele a varie riprese dopo il 1967, insiste Har Homa, residenza già ora di almeno 10mila coloni, e che per i palestinesi è la collina di Jabal Abu Ghneim. Ai nuovi appartamenti a Har Homa si aggiungeranno 880 nuove case a Pisgat Zeev, un altro dei contestati quartieri ebraici costruiti dentro Gerusalemme est, in questo caso verso Ramallah.
La decisione delle autorità israeliane arriva proprio in giorni nei quali la tensione in Cisgiordania è forte. Da un lato, proprio per la crescita delle colonie, stigmatizzata ieri dal premier Salam Fayyad dopo l’incontro a Ramallah con il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, che a sua volta ritiene l’espansione delle colonie israeliane un fatto che può minare la credibilità dell’Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas.
Ad accrescere la tensione, vi è poi la recente decisione del ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, di chiudere sei associazioni di beneficenza che il governo di Tel Aviv ritiene legate a Hamas. Negli scorsi due giorni, i soldati israeliani hanno messo a soqquadro le scuole, gli uffici, i negozi delle associazioni di beneficenza a Nablus. Scatenando non solo la reazione dura di Hamas, da Gaza. Ma anche la severa critica di Fayyad sui raid israeliani in Cisgiordania, aumentati – ha detto – del 50% dalla metà di giugno. Da quando Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per una tregua a Gaza.