Pax cisgiordana?

Dalla Cisgiordania, arrivano da mesi notiziole piccole, episodi, casi singoli. L’ultimo, quello (di stamattina) di una donna palestinese che ha gettato in faccia a un soldato israeliano dell’acido al checkpoint di Huwwara, il checkpoint che immette a Nablus, uno dei più duri (se non il più duro) di tutta la Cisgiordania. E’ solo l’ultimo episodio in ordine di tempo, l’ultimo di una serie di schermaglie che, a dire il vero, riguardano poco i checkpoint e soprattutto, invece, il confronto tra palestinesi e coloni.

Il caso più eclatante lo avevo segnalato qualche giorno fa, il raid dei coloni radicali di Ytzhar (sempre vicino Nablus) in un villaggio palestinese. Ma accanto a quell’evento eclatante ci sono le pietre, le molotov lanciate dai ragazzi palestinesi contro i soldati israeliani, e in particolare contro macchine e pullman israeliani in Cisgiordania. Le macchine e i pullman dei coloni, in genere. E, dall’altra parte, ci sono gli attacchi quotidiani da parte dei coloni. E ci sono i ferimenti e le uccisioni di ragazzi palestinesi da parte dei soldati israeliani. L’ultimo in ordine di tempo lo segnala Maannews, l’agenzia di stampa palestinese, e parla di un bambino di 10 anni, mentalmente instabile, ferito dai soldati vicino a Betlemme.

Il confronto tra coloni israeliani e palestinesi dura da mesi. Si pensava che l’aumento degli episodi di violenza di quest’estate fosse anche dovuto, banalmente, al fatto che le scuole erano chiuse, e i ragazzi avessero meno da fare. Mi sa che questa lettura, però, sia veramente troppo riduttiva, e ottimista. Perché le scuole hanno riaperto, ma pietre e molotov, da parte dei palestinesi e dei coloni, non sono diminuite. Anzi. Ed è ormai troppo evidente che segnali di questo tipo chiedano di essere interpretati. I coloni premono sulla politica israeliana perché non attui il piano di Sharon e Olmert, la smobilitazione di una piccola parte degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, quelli non protetti dal Muro, per arrivare a un accordo con il governo di Ramallah. I palestinesi (soprattutto ragazzi) esprimono dal canto loro un disagio che non so quanto venga considerato degno di nota a Ramallah o a Tel Aviv, o anche da quei vertici militari israeliani e palestinesi che si sono riuniti pochissimi giorni fa, e del cui incontro ha parlato Nahum Barnea su Yediot Ahronot. I vecchi comandanti palestinesi di Fatah era contenti dei progressi in Cisgiordania, soprattutto nel rapporto con Tsahal, tutti legati alla sicurezza. Ma sicurezza e repressione non sono il cuore della soluzione politica dei problemi. Forse quelle pietre e quelle molotov bisognerebbe osservarle con più attenzione.

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