Prove di forza

Circa centocinquanta ragazzi marciano per le strade di Betlemme. Intruppati, berretto, maglietta, pantaloni da addestramento. Sono inquadrati nei corpi di sicurezza dell’Anp, cantano e cantando scandiscono il ritmo dei loro passi cadenzati. Tipica marcia d’addestramento, di quelle che magari abbiamo visto nei tanti film che Hollywood ha dedicato ai marines. Marcia alla vigilia dell’ultima tranche di negoziati al Cairo tra le fazioni palestinesi, mentre sempre nella capitale egiziana è arrivata la delegazione di Hamas per capire che spazio c’è per la riconciliazione nazionale.

Commento di un betlemita normale, della strada, sarcastico come solo i palestinesi sanno essere. “Dovrebbe essere una prova di forza per far vedere che la sulta, l’Autorità Nazionale c’è. Ma la forza c’è quando non si deve mostrare: quando c’è la forza, le cose si fanno senza bisogno di farle vedere. Questo è un periodo delicato, perché c’è la scadenza dell’8 gennaio, quando decadrà il presidente Abu Mazen. C’è chi vuole che continui. C’è chi non lo vuole. E allora, se non stiamo attenti, ci sarà fawda. Ci sarà caos”. Un analista politico non sarebbe stato più incisivo

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