Il boicottaggio degli artisti israeliani da parte soprattutto di scrittori e poeti arabi va avanti da molto tempo, con pochissimi (seri) tentativi di ragionarci su e vedere quali altre strade si possano percorrere. Sul suo Culture et politique arabe, Yves Gonzalez-Quijano segnala una discussione dura e seria sul libanese Al Akhbar, nata dalla pubblicazione di un testo di Joumana Haddad, scrittrice libanese nota anche in Italia, che riprende temi di un poeta israeliano (peraltro della sinistra-sinistra) come Ytzhak Laor. La polemica è subito iniziata, riportato in auge il dibattito sul boicottaggio. Diversamente dal solito, ora sono scesi in campi gli intellettuali giovani, almeno sul cotè arabo, ponendo nuove domande e facendo intravvedere anche le nuove tendenze in Medio Oriente. Come gli scrittori palestinesi che scelgono come lingua letteraria l’ebraico, oltre il caso noto di Sayyed Kashua. Vale la pena, visto che nell’intellighentsjia araba, soprattutto quella in Europa, ci si comincia a interrogare su quale possano essere altre strade per evitare una sceneggiatura già vista: l’invito a scrittori israeliani, e l’immediato abbandono della scena da parte di molti scrittori arabi. Quando qualche amico scrittori o qualche amica scrittrice me l’ha chiesto, ho detto invece che gli incontri si debbono sempre fare, ovviamente in terreni considerati neutri. L’assenza dalla scena dà sempre ragione agli altri, e degli altri fa vedere tutte le ragioni, nascondendo i coni d’ombra.
Segnalo, sempre sul blog di Gonzalez-Quijano, la segnalazione di una mostra di Jocelyn Saab a Beirut, che ha scatenato polemiche a non finire perché aveva messo assieme Hassan Nasrallah a Barbie, in un modo ovviamente più complesso di questa semplice descrizione. Era una rappresentazione anche dell’immaginario complicato nel mondo arabo.