L’occidentalismo di Jocelyn

La mostra della Jocelyn Saab l’avevo cercata, a Hamra, ma col poco tempo che avevo mi è sfuggita la piccola galleria dove s’era ‘rifugiata’, dopo il gran rifiuto di Solidere di ospitare una esposizione considerata un po’… sensibile. Il fatto è che la Saab metteva in mostra ciò che un poco più che distratto osservatore del mondo arabo vede tutti i giorni, a ogni angolo di strada. E cioè quello che, come sempre con intelligenza, Yves Gonzalez Quijano definisce (su Le Flambeau) l’occidentalismo, il simmetrico dell’orientalismo del mai troppo rimpianto Edward Said. In qualsiasi negozio kitsch di oggettistica, di quelli dove si comprano i cuori per San Valentino e dove gli adolescenti arabi cercano i regalini e i gadget, è facile trovare composizioni simili a quelle della Saab. Collage del mito, dell’immaginario collettivo, di quel particolare affastellamento che c’è soprattutto nella mente dei ragazzi.
Se proprio non si ha disposizione, sottomano, un mall in una qualsiasi delle capitali arabe, il sincretismo dell’immaginario che si trova su internet è invece facile da trovare. E mostra lo stesso paesaggio, che non è di per se stesso kitsch o negativo. E’ la stessa condizione del mondo arabo, tra conflitto e globalizzazione, tra la modernizzazione con poco sviluppo e l’approdo identitario, a partorire e mettere insieme miti che dovrebbero, invece, essere distinti. Se l’occidente è confuso, pur non avendo guerre in casa, perché l’oriente dovrebbe essere più bravo?

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