Vocabolario – Scarpe

Ora, la scarpa di per sé non ha nessun retrogusto mediterraneo, ma il suo uso, invece, quello sì. Siccome l’ignoranza è crassa, non solo in Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, sembra che il presidente americano (a fine mandato) George W. Bush si sia stupito di tutto il clamore attorno a quel lancio di scarpe a sorpresa durante la sua visita (a sorpresa?) a Baghdad. E allora? Tirar delle scarpe, insomma, è come protestare negli States. Eh, no. Tirare delle scarpe, almeno nel mondo arabo, è uno di quei gesti che significano, tutto assieme, disistima totale, rabbia, odio, nausea e quant’altro. Tirare una scarpa è il gesto più duro che si può compiere. Gesto simbolico, è vero, ma siccome le scarpe sono considerate sporche, e in moschea con le scarpe non si entra, è molto peggio che tirar pietre. Tanto per far un esempio, oltre a quello che compare su tutti giornali, delle scarpe contro la statua di Saddam Hussein nel 2003, le scarpe sono i proiettili delle proteste. Quando, al Cairo, ci sono le proteste del venerdì fuori dalla moschea di Al Azhar, i fedeli sulla porta prendono le scarpe che stanno in fila fuori dalla zona sacra e le lanciano ai poliziotti.

Muntadar al-Zeidi, il corrispondente della tv irachena al Baghdadiyya, ha tirato le sue scarpe misura 10 accompagnandole da una frase che dice molto: “Questo è il bacio d’addio, cane”. Le scarpe sono considerate sporche, perché toccano continuamente la terra, e il cane (purtroppo) anche lui – come il maiale – ha il muso sporco. Gli arabi, e questa è un’altra piccola lezione di antropologia culturale spicciola, hanno la memoria lunga. Non basta, per gli USA, aver raggiunto accordi sulla sicurezza con il governo iracheno perché si dimentichi il bagno di sangue di questi cinque anni e mezzo.

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