C’è lunga tregua e lunga tregua

C’è una cosa che mi sfugge (magari fosse solo una…) nella mediazione egiziana. E cioè come mai il Cairo stia puntando su di una tregua lunga, di 10 o 15 anni, quando i carriarmati sono ancora dentro Gaza. Per come è strutturata Hamas, non accetterà mai di firmare un’intesa di questo tipo, come dimostra il no arrivato dopo che i dirigenti della leadership all’estero sono tornati a Damasco per consultazioni. Al massimo, si può trattare una tregua breve, ben che vada di sei mesi, visto che è praticamente impossibile riuscire anche a trattare una tregua umanitaria di 24 ore.

E allora? La tregua lunga, di 10 o 15 anni, ricorda molto da vicino la hudna che Hamas ha proposto a Israele da una decina d’anni (Ahmed Yassin vivo), e in maniera più stringente dagli ultimi scorci della seconda intifada. Una tregua lunga, anche sino a vent’anni, ma condizionata al ritiro dell’esercito israeliano dai Territori Palestinesi Occupati, sino alla Linea Verde, lo smantellamento degli insediamenti e del muro di separazione, e Gerusalemme est come capitale del futuro stato palestinese. Dopo il ritiro, si può discutere la hudna, dissero a varie riprese – soprattutto nel 2006 – tutti i leader di Hamas. Tregua, però, non significa pace, e su questo Israele non ha mai voluto cedere. E con Israele la comunità internazionale, che mise sul governo monocolore di Hamas del 2006 le tre condizioni del Quartetto: riconoscimento di Israele in testa. Ora, invece, si parla di tregua lunga. Ma, allora, non se ne poteva parlare prima?

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