Fuori dai Palazzi

Succede molto, fuori dalle diatribe dei Palazzi, in Italia e fuori; fuori dalla solita lentezza della diplomazia, che ricorda molto quella dell’epoca delle guerre nei Balcani. Succede su Facebook, dove un gruppo Stop ai bombardamenti a Gaza ha già avuto l’adesione di più di 100mila utenti. Succede che, attraverso il mondo virtuale, è in corso la raccolta di firme sotto un appelloScientists for Gaza – lanciato dalla comunità accademica, a cui ad ora hanno aderito poco meno di duemila ricercatori, PhD, docenti, associati, etc. E poi succede che i sei più grandi artisti tunisini abbiano scritto un appello dopo aver ricevuto due messaggi, uno da un artista israeliano, e l’altro da un artista palestinese. E poi c’è un appello di Moni Ovadia e Ali Rashid: “Noi sappiamo che l’occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione”.

E poi succede, da molti giorni, che le associazioni per la difesa dei diritti umani si stiano interrogando su come far partire indagini, processi e sanzioni contro chi ha commesso crimini di guerra a Gaza, Hamas e Israele. Crimini di guerra di cui ha parlato, a dire il vero, ieri anche David Miliband, un esponente dei Palazzi, dunque.

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