La situazione non è per niente tranquilla, e nessuno se lo nasconde. Non solo perché il periodo dell’anno è di quelli che evocano brutte storie: gli scontri del giugno 2007; il coup del tawjihi, dei giorni dell’esame di maturità; il potere di Hamas a Gaza; la divisione tra Cisgiordania e la Striscia che ancora perdura e – anzi – si approfondisce. E’ però evidente che in questi giorni c’è dell’altro, in Cisgiordania. C’è anzitutto che il discorso di Obama al Cairo – la chiamata alla responsabilità e alla responsabilizzazione da parte di tutti i protagonisti (palestinesi compresi) – ha velocizzato alcuni avvenimenti dentro il fronte palestinese.
La ripresa degli scontri tra Fatah (più o meno coincidente l’ANP di Ramallah, e meno coincidente con il partito Fatah) e Hamas, con i morti di Qalqylia, è l’episodio più pericoloso degli ultimi due anni. Non solo perché ricorda i lunghi mesi tra 2006 e 2007, quando gli scontri interpalestinesi raggiunsero punte dolorose e tragiche. Qalqylia dice soprattutto che il partito della riconciliazione deve affrontare molti nemici, all’interno dei due campi contrapposti. Non solo e non tanto dentro Hamas, ma anche (se non soprattutto) a Ramallah. E’ il periodo più pericoloso e delicato degli ultimi due anni, quello in cui si inseriscono i morti di Qalqylia. E a confermarlo sono le notizie che riguardano non Qalqylia, bensì Hebron, capoluogo della Cisgiordania meridionale.
Il giorno dopo lo scontro tra membri delle forze di sicurezza dell’ANP e militanti di Hamas (bilancio: sei morti), sono comparse notizie che parlano di pourparler a Hebron, roccaforte del movimento islamista, per evitare un aumento ulteriore della tensione e lo scoppio di nuova violenza. Al centro dei colloqui, i mukhtar, gli anziani dei vari clan di Hebron, area in cui l’importanza delle grandi famiglie è superiore rispetto al loro ruolo in altre zone della West Bank (per chi ne vuole sapere di più, c’è un mio articolo sul Limes del 2007 proprio sul ruolo dei clan a Hebron nello scontro tra Hamas e Fatah). Cui prodest far saltare gli equilibri in Cisgiordania? Il redde rationem del giugno del 2007 a Gaza non fu solo responsabilità di Hamas, come anche i documenti e le inchieste di quel tempo sottolinearono. E chi rema contro la riconciliazione c’è anche ora.
In compenso, sembra che gli egiziani stiano accelerando il passo sul dialogo nazionale palestinese. La prossima riunione tra le fazioni è prevista per il 7 luglio al Cairo, ma gli egiziani stanno organizzando in questi giorni riunioni su riunioni per premere sui contendenti, dicono le voci da Ramallah. La prima lettura è che la parte del discorso di Obama riservata al conflitto israelo-palestinese abbia influenzato moltissimo l’attivismo egiziano. E a rafforzare questa ipotesi ci sono anche le prime reazioni (tutt’altro che negative) di alcuni dirigenti di Hamas al discorso del presidente statunitense.
Questi giorni, però, sono delicatissimi. Chi naviga contro può far scoppiare focolai in una situazione già molto tesa.
(la foto di Tom Suarez di una tenda di sfollati nella Striscia di Gaza è tratta dal sito vivagaza)
