Per l’Iran come per l’Egitto

Piccolo commento a latere: Baheyya, ci sei mancata. Baheyya è una ignota blogger, che scrive a intervalli regolari analisi molto acute sulla politica egiziana. Forse una politologa, comunque una grande esperta di politica egiziana, e dell’evoluzione del rapporto tra società e autorità. Dopo il discorso di Obama al Cairo, non aveva scritto nulla. Ha atteso un’altra dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, quella sulle manifestazioni a Teheran dopo il voto. E ha usato quelle dichiarazioni per fare l’ennesima, acuta analisi sullo stato delle cose al Cairo. Soprattutto sulle elezioni, passate e prossime, politiche e amministrative.

La questione non è di poco conto: tocca lo stato della democrazia in Egitto, il dossier della successione a Hosni Mubarak, i rapporti tra gli Stati Uniti e il loro più importante alleato nel mondo arabo. La richiesta di Baheyya è la seguente:

Still, in light of Obama’s forceful and precise words […] directed at Iran’s rulers, at least a portion of whom are actually elected, I’m going to await some equally strong words directed at Egypt’s ruler, who dares not put himself up for a real election. I’ll be looking for the American president’s condemnation of Egyptian police brutality and solidarity with citizens who “insist that their votes are counted and their voices heard.” And when police block roads to polling stations and break up peaceful election rallies so that the opposition doesn’t make gains, I’ll be waiting to hear Obama’s emphasis on “the universal right to free assembly and free speech.”

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