Certe volte ci viene la tentazione di rimuovere il passato. Ma poi il passato ritorna, il peso della storia pure, e la reazione è “ma già, è evidente, non ci avevo pensato…”. Fuori di metafora, le recenti, piccole notizie diplomatiche che riguardano la Turchia e il suo ruolo in Medio Oriente hanno solo confermato che Ankara non è solo figlia della modernizzazione di Ataturk, ma anche (e in chiave diplomatica direi soprattutto) l’erede del grande e complesso impero ottomano. La diplomazia della Sublime Porta, insomma, ha lasciato più di qualche traccia nella politica estera della Turchia di Erdogan.
La prima conferma, evidente, chiara, netta, è stata la reazione turca nell’ultimo attrito con Israele, alla vigilia – peraltro – della visita del ministro della difesa Ehud Barak in Turchia. Il viceministro Danny Ayalon riceve l’ambasciatore turco senza rispettare il protocollo: poltrona più bassa di quella del viceministro, e nessuna bandiera tura. Umiliante, bolla l’episodio l’ambasciatore, mentre da Ankara si chiedono scuse ufficiali, ed entro pochissime ore. Le scuse arrivano, in più riprese. Anche perché la posizione della Turchia non ammette compromessi, sull’episodio. Ma non è finita, a quanto sembra. Perché ad Ankara non debbono essere bastate le scuse formali: il credito sembra si debba ancora esigere, da parte di un paese che non solo è l’unico buono e tradizionale amico di Israele nell’area, ma a Israele fornisce anche ‘prodotti’ importanti e in ingente quantità. Come l’acqua.
Così, la Turchia che è sempre di più potenza regionale chiede a Israele di far passare sul suo territorio un convoglio di aiuti verso Gaza, comprese casette prefabbricate, proprio quando la questione dell’ingresso del cemento dentro la Striscia per ricostruire gli edifici distrutti e danneggiati – vietato da Israele – è all’ordine del giorno. Non solo. La Turchia chiede di nuovo di mediare tra Israele e Siria, proprio nello stesso momento in cui, dall’Arabia Saudita dove si trova in visita, Erdogan conferma di non voler uscire dal dossier palestinese, e anzi conferma la sua attenzione e la sua vicinanza alla sofferenza di Gaza.
La Sublime Porta si intravvede proprio lì, in trasparenza, mentre la Turchia dispiega tutte le sue arti diplomatiche.