“Come l’OLP nel 1990”

Tra le tante cose che ho letto tra ieri e oggi (francamente? Non mi va di parlare di Umm al Fahm. Era già tutto previsto, diceva una canzonetta dei miei tempi…), l’articolo di apertura del Jerusalem Post è di quelli che dà soddisfazione. Intanto, perché conferma alcuni segnali che sono nell’aria da settimane, e li conferma in maniera indiretta, attraverso una fonte che raramente esce così allo scoperto.

Di che si parla, intanto?Di riconciliazione tra Fatah e Hamas.  Di una questione che ai più potrà sembrare di lana caprina, e che invece è fortemente intrecciata col processo di pace (pace!?) tra israeliani e palestinesi, col dossier sullo scambio di prigioneri tra Gilad Shalit e molte centinaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, e soprattutto con la possibilità di dichiarare unilateralmente uno Stato di Palestina sui confini del 1967. A parlare di riconciliazione in toni diversi è stato un uomo che raramente parla, pur essendo un portavoce. E cioè il generale Adnan Damiri, portavoce delle forze di sicurezza in Cisgiordania, quelle addestrate dal programma gestito per anni dal generale Americano Keith Dayton. “The Palestinian leadership has learned that the US officials are now studying the situation of Hamas the same way they studied the situation of the PLO in 1990”, dice con chiarezza a Khaled Abu Toameh del Jerusalem Post. Dalle forze di sicurezza palestinesi, preoccupate da quello che potrebbe significare un cambiamento nella strategia di Washington per il loro futuro, individuale e di gruppo, arriva una indiretta conferma del nuovo interesse di europei e americani verso l’idea che Hamas sia coinvolta nel processo negoziale israelo-palestinese, proprio attraverso il grimaldello della riconciliazione.

Sdoganare Hamas, insomma, potrebbe essere una ipotesi sul tappeto, pensando al modello precedente, e cioè al coinvolgimento dell’OLP nel processo negoziale che fu poi quello di Oslo, togliendo la patente di ‘terrorista’ all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e al suo leader, Yasser Arafat. Mai fare paragoni, tantomeno tra l’OLP e Hamas, o tra Fatah e Hamas, fratelli-coltelli sin dalle loro rispettive nascite. E’ però da registrare che c’è movimento dietro le quinte, come segnala anche la visita odierna a Ramallah e Amman del ministro egiziano per gli affari esteri, Abul Gheit, e del capo dei servizi di sicurezza del Cairo, Omar Suleiman, l’uomo che ha in mano i due dossier ‘infiniti’, quello sulla riconciliazione e quello sullo scambio di prigionieri. Raro che Abul Gheit e Suleiman facciano insieme un tour diplomatico, e dunque bisogna seguirlo con attenzione.

A completare il quadro, le dichiarazioni di ieri di Ismail Haniyeh da Gaza, rilasciate durante un incontro con un team di esperti francesi, tra cui anche Regis Debray, vecchio consigliere del presidente Francois Mitterrand, che ha soprattutto posto la questione di Gilad Shalit a Haniyeh. E’ importante avere incontri e dialogo diretto con i governi occidentali, ha detto il premier del governo de facto di Gaza. E’ la linea che viene ribadita da settimane, dal suo vice ministro degli esteri Ahmed Youssef, da Khaled Meshaal.

La foto, scattata nella città vecchia di Hebron, è di Francesca Nardi. Quelli che si vedono in fondo sono i tornelli che immettono nella zona della Tomba dei Patriarchi/Moschea Ibrahimi.

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