Battaglie immobiliari. A Gerusalemme e dintorni

Appena uscita dalle feste di Hanukkah, Israele si sveglia dal torpore con lo schiaffo dei 50 rabbini che hanno reso pubblica martedì una lettera con la quale dichiaravano “proibita dalla Torah la vendiata di una casa o di un pezzo di terra a uno straniero”. Una delle prime reazioni è stata quella del premier Benjamin Netanyahu, nei giorni in cui il fallimento della mediazione statunitense sui negoziati con i palestinesi è apparsa evidente a tutti. “Questo tipo di discorsi dovrebbero essere banditi in uno stato ebraico e democratico”, ha detto Netanyahu. Ieri appena 150 persone hanno manifestato a Gerusalemme davanti alla Grande Sinagoga, contro l’editto dei 50 rabbini che rappresentano non solo alcune delle colonie più radicali, ma che rivestono ruoli importanti in città – ad esempio – come Ashdod.

E l’intellighentsjia israeliana? Anche scrittori e artisti, pian pianino, si stanno svegliando dal torpore. Haaretz riporta oggi la notizia di una lettera, firmata tra gli altri da Yoram Kaniuk, contro i 50 rabbini, chiedendone la loro espulsione dai ranghi del pubblico impiego, nel caso vi appartenessero. Dal ministero della giustizia, così come dalla procura generale, nessuna risposta, finora.

A reagire subito, e non c’erano dubbi, sono invece stati i sopravvissuti alla Shoah. Il presidente della loro associazione è stato durissimo contro i 50 rabbin, ricordando che i nazisti proibirono di vendere case e terreni agli ebrei, illo tempore.

“I remember how they wrote on benches that no Jews were allowed, and of course it was prohibited to sell or rent to Jews. We thought that in our country this wouldn’t happen. This is especially difficult for someone who went through the Holocaust.”

La lettera dei 50 rabbini, comunque, è la cartina di tornasole di quanto le questioni immobiliari stiano diventando, soprattutto in alcune aree delicate come Gerusalemme, il cuore del conflitto. Lo conferma una notiziola, di quelle che solo noi Jerusalem-news-addicted possiamo notare (thanks, Didi). Parla del progetto di una colonia a sud di Gerusalemme est, verso Betlemme. Nof Zion. Se ne era parlato, qualche mese fa, perché è in progetto proprio accanto a un quartiere palestinese famoso, Jabal al Mukabber, uno dei luoghi anche più conosciuti durante la Prima Intifada. Ebbene, stamattina esce la strana notiziola di un offerta per l’acquisto delle azioni della società impegnata nel progetto, la Digal, che si trova in brutte acque finanziarie. Una offerta da 10 milioni di dollari circa, presentata da Dov Weisglass, colui che fu per anni l’eminenza grigia dell’ultimo premierato di Ariel Sharon. Weisglass fu colui che presentò in pubblico il disimpegno da Gaza e l’idea di un parziale disimpegno dalla Cisgiordania. Ebbene, l’avvocato Weisglass ha presentato l’offerta – dice il sito israeliano di notizie economiche Globes – da parte di una società cipriota posseduta da un businessman palestinese-americano, con passaporto statunitense. Tradotto: i palestinesi si potrebbero riprendere la terra sulla quale si vuole costruire la colonia a Gerusalemme est. Peraltro a non molta distanza dal nuovo consolato americano, sempre a est, ma in una zona residenziale costruita per israeliani. A confermare che la storia è delicata, è la notizia – stavolta riportata da Arutz Sheva, l’agenzia di stampa vicina ai coloni – che negli ambienti del popolo degli insediamenti si sta cercando qualcuno con molto denaro disposto a contrastare l’offerta della società cipriota.

Una storia molto interessante, perché mostra la battaglia per la terra in corso a Gerusalemme. Una battaglia che oggi, rispetto a ieri, ha connotati diversi….

Lascia un commento