Nella vita degli altri

Il confronto col 1989 è possibile o no? I paragoni, nella storia, non fanno mai bene alle analisi razionali, ma ogni tanto qualche citazione ci sta bene. Dà il senso di quello che si muove, dei sentimenti, delle vite, della fatica. Soprattutto, nel caso del 2011 e del 1989, del riscatto individuale. Queste sono le citazioni alle quali pensavo, sia in queste ultime settimane sia quando, qualche anno fa, parlavo della produzione della dissidenza egiziana sul  web come e-samizdat. Ieri ho avuto due altre conferme che quelle citazioni facevano al caso egiziano.

La prima. Una telefonata. Un amico che era a piazza Tahrir, e aveva vissuto tutto l’89, in Polonia, in Cecoslovacchia. “Questi ragazzi mi hanno fatto ringiovanire. Mi sembra di essere in Polonia. Sono meravigliosi”. L’occhio attento di chi non guarda il mondo con i  preconcetti. L’occhio di chi – quell’89 – lo ha conosciuto nel profondo.

La seconda conferma. Un film. Trasmesso ieri da Rai2. Le vite degli altri, opera prima di Florian Henckel von Donnersmarck, premiata con l’Oscar per migliore film straniero.  Un film bello, asciutto, pieno di dettagli, tanto pieno da far comprendere il ritmo tremendo della vita quotidiana della DDR. Vite seguite, vite schedate, vite sezionate. La sensazione al Cairo, seppure con modalità diverse, era questa. Di essere comunque e sempre sotto controllo. Sempre imprigionato in un bozzolo in cui l’urlo contro il regime doveva essere compresso. A un certo punto del film, si parla dell’aumento di suicidi nella Germania orientale, che nella statistica nazionale non si trascrivono più. In Egitto, recentemente, nel 2009, si parlò dell’aumento di suicidi. 12mila giovani in 4 anni, si disse dopo la presentazione di un rapporto da parte di un deputato indipendente all’Assemblea del Popolo. Suicidi legati alla disoccupazione crescente…

4 commenti su “Nella vita degli altri”

  1. Due domande secche:

    1. E’ vero che i Fratelli Musulmani non sono contrari all’infibulazione?

    2. L’articolo di Francesca Paci da Gaza sulla Stampa rappresenta la realtà o un frammento?

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    • non si tratta di infibulazione, in Egitto, ma di una pratica diversa di mutilazione genitale femminile. è una pratica tribale che non ha niente a che fare con la religione, quanto piuttosto con la tradizione (http://www.unicef.it/doc/375/mutilazioni-genitali-femminili-ancora-lafrica-la-patria-del-fenomeno.htm). conferma diretta mi è arrivata dalle ong che in Egitto lavorano sulla MGF: una ong copta protestante mi confermava che il problema era tradizionale, e dunque colpiva donne musulmane e copte. Questa è già la risposta alla prima domanda… I blogger a Gaza sono una parte della realtà, e Gaza è una realtà complessa, fatta di un milione e mezzo di persone che vivono in condizioni disperate. Ma non bisogna sottovalutare i segnali che dai blogger arrivano. Sono l’ultima a poterlo dire, visto che me ne occupo da sei anni

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