Fotogrammi egiziani, mentre Mubarak vola a Sharm

Tutte le principali testate al Cairo confermano, attraverso verifiche con le loro fonti, che Hosni Mubarak e sua moglie Suzanne (forse anche i loro figli) hanno lasciato il palazzo presidenziale di Heliopolis, alla periferia bene del Cairo, e sono volati a Sharm el Sheykh. Di fronte al palazzo presidenziale di Heliopolis, al quale non ci si poteva avvicinare se non ci si andava a seguire le conferenze stampa, ci sono migliaia di egiziani. Un cambio epocale, per chi conosce il Cairo.

Giovani, ragazzi, militari… I misteri sui volti dell’Egitto di oggi sono talmente tanti, gli stereotipi tanto duri a morire, che oggi – piuttosto che tentare di descrivere una parte – propongo letture. Letture brevi, sul web, per togliere qualche curiosità e quale cliché, e letture lunghe, di quelle che bisogna fare per capirci qualcosa di più

Cominciamo dai ragazzi. Stamattina me li sono sentiti descrivere come esponenti della media borghesia egiziana. Sì, certo, sono alcuni dei blogger più noti: dissidenza dell’èlite politica, sul tipo di quella che mostrava Le vite degli altri, il film sulla dissidenza della DDR trasmesso due sere fa da Rai2. Media borghesia di quel tipo, il che vuol dire che anche le case, gli appartamenti sono quelli della media borghesia. Poveri, all’occhio di un italiano. I ragazzi, anche quelli del bloggano, non appartengono solo alla media borghesia. Possono essere i figli degli impiegati, non solo dei professionisti. Anche figli della povera gente, arrivati al computer attraverso le università di massa nate dal contratto sociale nasseriano, attraverso progetti di sviluppo europei o americani od onusiani.

IL dato importante, comunque, è che non si sono improvvisati. Una conferma è in questo articolo del Wall Street Journal, che racconta nei dettagli com’è nata la protesta del 25 gennaio. Niente di naive, molta organizzazione, a metà tra quella che nasce e si sviluppa in uno stato di polizia, e quella che ha a modello i nuovi tipi di proteste pacifiste occidentali e delle global campaigns. E la maturità dei ragazzi la si è vista ieri sera, quando il discorso di Mubarak percepito come provocatorio da tutti gli egiziani che a milioni erano scesi per strada ha avuto come sorprendente risultato l’ennessima manifestazione pacifica, di massa, senza violenza.

Non tutti i ragazzi egiziani, però, sono del tipo dei blogger. Ce ne sono molti che se ne sono andati dall’Egitto, per riuscire a trovare lavoro e dignità. Molti hanno intrapreso il viaggio verso le coste italiane, spesso attraverso la Libia. Molti sono morti nel tragitto, e la loro morte – nascosta spesso dalle autorità – aveva invece suscitato un’ondata di emozione nel paese. Un paese, nel Fayoum, è diventato il simbolo dell’emigrazione giovanile illegale verso l’Italia: Tatoun.

Dai ragazzi, espressione prima del popolo (di tutti i walks of life, ha riconosciuto Barack Obama ieri sera), ai militari, anche loro figli del popolo, in gran parte. Il cambiamento si è avuto con la fine degli anni Trenta, e la nuova generazione di ufficiali formati dall’accademia militare. E’ la generazione di Gamal Abdel Nasser e dei Giovani Ufficiali che dalla fine degli anni Quaranta al 1952 si formarono, organizzarono sin a dar vita a un rivolgimento istituzionale in Egitto che non si può definire unicamente golpe militare né una rivoluzione in senso stretto. Quegli ufficiali, comunque, rappresentavano ancora una volta la media borghesia declinata alla egiziana, “sono nel suo senso più largo, lo strato intermedio tra i contadini (e gli operai) e gli aristocratici” (cit. da Joel Gordon, Nasser’s Blessed Movement. Egypt’s Free Officers and the July Revolution, Cairo, AUC, 1992, ma non posso non consigliare il testo più noto, quello di P.J Vatikiotis, History of Egypt, from Muhammad Ali to Sadat, e il testo secondo me più bello sull’era Mubarak, quello di Eberhard Kienle, A Grand Delusion).

I quadri dell’esercito, dunque, vengono da una consistente fetta della popolazione, dunque, in rapporto stretto con il popolo vero, che è evidente quando si va nel Delta, nella parte agricola del Delta, e ci si inoltra nelle cittadine dell’area da cui sono provenuti tutti e tre i presidenti dell’Egitto contemporaneo, Nasser, Sadat e Mubarak (Quell’origine fa anche comprendere perché Mubarak sappia anche toccare alcune corde dell’egizianità. Persino ieri, nel discorso più surreale e lontano dalla realtà della sua carriera).

Parentesi a parte, i ragazzi hanno deciso di rinunciare all’uso della forza. Ed è impressionante vedere come non si metta in seria discussione il fatto che l’uso della forza sia nelle mani delle forze armate. Il nodo della rivoluzione egiziana è ancora lì, nello scontro di potere, nel braccio di ferro tra chi detiene l’uso della forza, mentre i ragazzi all’esterno, fuori dalle segrete stanze, sono i cittadini che chiedono allo Stato di fare lo Stato. Sembra difficile da comprendere, ma la rivoluzione fragile dei ragazzi ha in sé una forza che gli altri attori non hanno. Sinora.

Le forze armate appaiono divise, nonostante non ci siano conferme dirette. E’ probabile che il braccio sia tra alcune armi delle forze armate, da un lato, e dall’altro lato il blocco polizia-servizi di sicurezza-guardia presidenziale- alte (e anziane) gerarchie, blocco strettamente legato a Mubarak e al suo circolo più ristretto di consiglieri e clientes. 450mila gli uomini dell’esercito, da cui togliere 20mila della guardia presidenziale. Dall’altro lato, un totale di 350mila uomini tra polizia e servizi di sicurezza. Tutto sommato, il rapporto è quasi 1 a 1.

Ci potrebbero essere altri Giovani Ufficiali che possano mandare via di nuovo re Farouk? Non credo. Credo piuttosto che ci sia una generazione più giovane (ancora una volta il fattore G, il fattore Generazione o Giovani) che è cresciuta in un ambiente e in modo diverso dalla generazione precedente, e soprattutto dalle altissime vecchie gerarchie. E’ lì che può allignare la possibilità, per l’esercito, di staccarsi dal regime. Con tutti i punti interrogativi del caso.

Stay tuned.

La foto è dall’album di Maggie Osama su Flickr.

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