Tra arte, politica, … e America

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Erano divisi tra Reagan e la paura dell’Aids. Non avevano ancora compreso appieno la forza travolgente della televisione, ma ci erano vicini. Erano capaci, in compenso, di non prendere sl serio il mondo, e forse neanche se stessi. Facevano arte negli anni Ottanta americani.

Cosa c’entra con questo blog? Niente. Ma ieri sono stata finalmente a vedermi una mostra, al Contemporary Art Musem di Chicago, vicino al Magnificent Mile. Ed era una di quelle mostre per cui vale la pena, come d’altra parte l’esposizione che ho visto al Solomon Guggenheim di New York. Li’ – a dire il vero – ci sarei tornata dopo tanti anni anche se il perfetto cono rovesciato di Wright fosse stato vuoto. Solo per il piacere di ammirarlo. Comunque, la mostra delle sculture di John Chamberlain, che e’ ancora esposta, e’ bellissima.  E siccome la vita, talvolta, e’ fatta anche di coincidenze incredibili, Chamberlain era cresciuto a Chicago e a Chicago aveva frequentato la Art Institute. Forse per questo i suoi pezzi di acciaio, le sue carcasse di automobili piegate al suo estro sono un triste inno alla modernità americana.

A Chicago, invece, al Contemporary Art Museum, avevano allestito una collettiva sugli artisti all’opera 30 anni fa. This Will Have Been: Art, Love & Politics in the 1980s, un “com’erano gli americani”, com’erano gli artisti quando vinsero Reagan e poi Bush, la tv trasmetteva le soap che arrivavano sino in Italia, i settimanali americani sparavano copertine sull’Aids, e anche fare l’amore era diventato, da allora in poi, qualcosa di diverso. Cominciava a diffondersi seriamente la cultura hip hop, e il tempo delle ideologie stava finendo, anche se non lo sapevamo.
Relativamente vicino al museo di arte contemporanea che mandava in onda quello che anche noi europei eravamo negli anni Ottanta, un uomo di una certa età chiedeva l’elemosina, seduto su una sedia a rotelle. Dall’altra parte della strada, Marilyn Monroe, iconica, sorrideva con labbra rosso fuoco, mostrando le cosce corpose, nella statua più divertente che io abbia mai visto. Accanto all’uomo, attaccato sulla sua sedia a rotelle, un cartello, su cui era stata scritta una sola parola. veterano. Ma di quale delle guerre combattute dagli Stati Uniti oltre confine? O, come amano dire, overseas

E’ vero, Chicago e’ la vera America. Non solo la vetrina consumistica che compete con New York, ma anche uno di quegli specchi a caleidoscopio, dove intravedi anche il resto, o qualcosa del resto. I poveri, i senzatetto, i veterani, la grande cultura, la sperimentazione, il melting pot, l’avvenuta assimilazione…

Per la playlist, urge un po’ di jazz, a Chicago. Ma jazz italiano: Enrico Rava ed Enrico Pieranunzi in Random Walk

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