Yalla, a votare!

Erano anni, tantissimi anni, non ricordo più quanti, che non assistevo a un comizio di chiusura della campagna elettorale. Era la prima volta che assistevo a un comizio di chiusura della campagna elettorale in un paese. Qualche migliaio di elettori, nel cuore della Sicilia. Il corso di Sambuca, venerdì sera, era pieno, almeno nella parte superiore, quella in cui si tengono i comizi, da un palchetto a fianco della Chiesa del Carmine. Cinquecento, forse seicento persone, ad ascoltare discorsi, programmi, attacchi. Con una civiltà, nell’ascoltare i comizi, che dovrebbe essere normale e diffusa, e invece è rara. In silenzio ad ascoltare. In piedi, i più vecchi seduti sulle sedie di plastica, attenti. Mentre un’organizzazione sapiente – dovuta a lunga tradizione – aveva apparecchiato con semplicità palco, microfoni, luci per le tre  liste che si presentano alle comunali.

Credo sia la storia, la tradizione politica di Sambuca di Sicilia alla base della civiltà nell’ascoltare i comizi. Sambuca è un paese in cui partecipare alla politica è una conquista di tanti decenni fa, coltivata, forse non più tanto negli ultimi anni, ma sempre presente. Una di quelle conquiste che sorprendono chi come me, venuta dalla città, anzi, dalla capitale, ha vissuto diversamente, anche la partecipazione alla cosa pubblica. L’ha vissuta con più distanza, meno pathos, e meno responsabilità. Questo paese, nel cuore della Sicilia, mi ha dato una lezione che non mi aspettavo, emozione compresa. Si può continuare a fare politica in Italia. Anzi, si può fare proprio dalle periferie, dalle realtà locali.

Perché in un paese è diverso, perché la dimensione locale impone un impegno, una responsabilità e una partecipazione che mette in gioco molto, della propria vita: le relazioni sociali, la propria faccia, anche un pezzetto di futuro.

Ho ritrovato ciò che ho letto nei libri di chi studia storia dei partiti politici, come feci tanti anni fa. La capacità di arringare la folla, la forza dei tribuni, il consenso, le dinamiche sociali, le pressioni debite e indebite.  I sambucesi sanno per chi voto. Voto per Leo Ciaccio, e soprattutto voto per la sua squadra. Perché è il gruppo attorno a lui che fa la differenza. Lo si è visto anche al comizio di chiusura: la squadra di Leo ha fatto la differenza, ognuno con la propria faccia, il proprio ruolo, la propria sensibilità. Amalgamati come un buon piatto, o un buon cocktail. Il programma, l’invettiva sapiente, l’ironia, il ricordo di chi si è e della propria storia personale. Tutto mescolato. Assieme.

Buon voto. Se Leo e la sua squadra vinceranno, il circolo virtuoso, serio, pulito, allegro di Sambuca potrà cominciare davvero.

 

 

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