Cari amici e care amiche, cari lettori degli Arabi Invisibili,
Ho trovato finalmente un po’ di calma, dopo la conclusione del primo Festival Centro del Mundo dei Radiodervish qui in Puglia, per potervi mandare i miei auguri di un buon 2016, in dignità e in felicità. Leggo, sui social e nei messaggi, la preoccupazione e la paura per l’ignoto, per un periodo magmatico che ci seguirà per molto tempo.
Siamo nel cuore di un cambio d’epoca? Forse sì. È la violenza il ‘segno’ di questo cambiamento? Non credo. Da storica, ricordo a me stessa che il Novecento è stato di gran lunga più sanguinoso, che le crociate hanno colorato di rosso sangue il Mediterraneo, e che spesso occorre guardarsi indietro per non fare, dei nostri tempi, tempi così speciali.Quello che mi sembra segnare il cambio d’epoca è il rumoroso scricchiolio dei confini, così come li abbiamo vissuti e digeriti in questi ultimi secoli. Per quanto ancora la nostra vita sarà segnata dalle frontiere, e da quali frontiere? Per quanto tempo ancora reggerà il nazionalismo, e quando – noi attempati – impareremo ad ascoltare dai giovani la loro richiesta di una cittadinanza nomade? Sono belle domande, per il 2016. Le domande che si fanno anche in un caffè di quelli antichi, come il mio (il nostro) Cafè Jerusalem. Ieri eravamo a Brindisi, nel Nuovo Teatro Verdi, tutti in uno stato di grazia. Carla Peirolero nel ruolo di Nura, e Pino Petruzzelli che si divideva tra Moshe e Musa, rispecchiamento dello stesso profeta. Mosè, il profeta che la terra promessa non l’ha mai calpestata. I Radiodervish, alias Michele Lobaccaro, Nabil Salameh, Alessandro Pipino, e Adolfo La Volpe e Pippo Ark D’Ambrosio. E Maria Teresa De Palma e le sue illustrazioni evocative della nostra Gerusalemme.
Teatro, musica, parola, immagini riescono ad arrivare là dove analisi e commenti da soloni non arriveranno mai. Ne sono sempre più convinta. Per questo continuerò a occuparmi di arte e parola e spettacolo dal vivo, anche se si è interrotta, bruscamente e non per mia volontà e per mia responsabilità, la bella storia di presidente del Teatro Comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia.

Arte e parola arrivano là dove altri linguaggi non arrivano. Per questo noi di Cafè Jerusalem, continueremo a mettere in mare la nostra scialuppa. Per raccontare, come possiamo, ciò che abbiamo visto e su cui abbiamo anche pianto.