E’ tempo che i Fratelli Musulmani egiziani siano un vero e proprio partito politico, invece di continuare a essere rappresentati in parlamento da indipendenti. La sorpresa non viene dalla frase, ma da chi l’ha pronunciata. Fathi Sorour, speaker dell’assemblea del popolo, il parlamento egiziano, ha lanciato un ballon d’essai di tale livello in una conferenza stampa, dopo essere rientrato da un viaggio negli Stati Uniti assieme a una delegazione di deputati. Al Masri al Yom, il quotidiano privato più importante del paese, la considera una “bomba”, visto che si tratta della prima apertura verso la legalizzazione dei Fratelli Musulmani da parte di uno degli uomini più importanti nella nomenklatura del potere egiziano.
Quanto la frase di Fathi Sorour possa avere seguito, è tutto da vedere. Ma riporta comunque in superficie un dibattito iniziato durante l’estate 2007, e poi sepolto dalla polvere di altri problemi: dalla crisi del pane alla caduta del Muro di Rafah, a Gaza, tanto per dirne due. Il dibattito lasciato in un cantuccio è proprio quello della trasformazione dei Fratelli musulmani in un vero e proprio partito politico, che superi gli emendamenti costituzionali inseriti dal presidente Hosni Mubarak, che vietano partiti di ispirazione religiosa. Il modello più vicino sarebbe quello dei Fratelli Musulmani giordani, che hanno la propria rappresentanza politica nel Fronte d’Azione Islamica.
L’estate scorsa si era sviluppata un’intensa discussione interna all’Ikhwan egiziana, per la prima volta portata in pubblico sia dalle indiscrezioni (volute) che portarono la bozza del programma politico sui giornali, sia dai giovani blogger islamisti, convinti di poter avere voce in capitolo per riformare la Fratellanza. Dopo mesi di dibattito, il confronto si è arenato su di uno degli articoli della bozza di programma, nella cui elaborazione è stata l’ala conservatrice a dire la meglio. Il candidato dei Fratelli musulmani alla presidenza del paese non avrebbe potuto essere né una donna né un non-musulmano. Una posizione contestata dall’ala riformatrice, che però non ha potuto avere seguito, anche a causa dell’arresto di alcuni dei dirigenti considerati più pragmatici.
Chissà se il ballon d’essai di Sorour riporterà la discussione in auge. Certo è che la questione è tutta aperta, non solo alla vigilia delle elezioni locali. Ma soprattutto dopo.