Come andare a finire dietro le sbarre perché si usa Facebook. Esraa Abdelfattah, in Egitto, è diventata famosa nello spazio di un mattino. Da quando è entrata su Facebook ed è diventata, forse suo malgrado, una delle promotrici dello sciopero del 6 aprile scorso, di cui ho parlato molto in altri post. Ora Esraa è in galera. Arrestata in contemporanea con lo sciopero. La procura ne aveva deciso, a dire il vero, la scarcerazione, il 14 aprile scorso, ma il ministero dell’interno egiziano ha deciso di prorogarne la detenzione. Una pratica, questa del ministero dell’interno, denunciata dalle organizzazioni egiziane per i diritti civili. Fa paura il dissenso della piccola Esraa o la sua decisione di abbandonare la passività e compiere un gesto eclatante, seppure sulla realtà virtuale? La vera domanda è, però, quanto la realtà virtuale sia stata, e sia tuttora, capace di convogliare sogni, desideri e dissenso dei giovani egiziani, e di trasformare questi sentimenti in un dissenso vero e proprio che tracima nella realtà, quella vera.