Allora, la calma, la tahdiyya su Gaza è stata raggiunta. Lo hanno confermato tutti, Israele compresa. E il generale a riposo Amos Gilad, il mediatore di parte israeliana, è ritornato per l’ennesima volta al Cairo per definire gli ultimi aggiustamenti di quella che, nei fatti, è una tregua, ma che “tregua” non si deve chiamare. Perché? Perché entrambe le parti in causa – sia Hamas, sia Israele – hanno interesse a non riconoscersi formalmente l’uno con l’altro. Dunque, nessuna tregua, bensì la “calma”. Hamas la dovrebbe dichiarare domani all’alba, e dopo tre giorni di assenza di violenza, Israele dovrebbe far entrare merci vitali dentro Gaza. Ma la fase più importante dovrebbe cominciare tra una settimana, quando sul piatto delle trattative ci saranno due argomenti nodali: la liberazione di Gilad Shalit (assieme alla liberazione di alcune centinaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, che ne ospitano ora circa 11mila), e l’apertura del valico di Rafah.
Uno dei negoziatori più autorevoli di Hamas, Khalil Hayyah (fu lui a trattare le tregue tra Hamas e Fatah, tra 2006 e 2007) ha detto che tra una settimana ci saranno al Cairo trattative sul valico di Rafah assieme agli europei, coloro che hanno gestito il valico dal novembre del 2005. Per pochi giorni, a dire il vero, visto che il passaggio restò chiuso praticamente per il 70% del tempo (secondo quanto scritto dall’International Crisis Group). Molto probabilmente, alla riunione del Cairo dovrebbero partecipare anche i palestinesi di Ramallah, perché l’accordo su Rafah del 2005 prevedeva la presenza della guardia presidenziale dell’ANP. Israele, invece, dovrebbe essere esclusa dal controllo. L’accenno a Ramallah riporta in superficie la questione del dialogo nazionale tra Fatah e Hamas, che ha ripreso vigore in questi ultimi giorni: vedremo cosa succederà. Di un qualche interesse, a questo riguardo, è la visita in corso ad Abu Dhabi da parte del capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, la prima da un decennio, dallo storico tour dello sheykh Ahmed Yassine nelle capitali arabe. Altri dirigenti di Hamas provenienti da Damasco, invece, sono al Cairo da giorni per definire la tregua su Gaza.