Omaggio alla Stella d’Oriente

E’ cominciata ieri, all’Istituto per il Mondo Arabo di Parigi, una mostra-omaggio al più grande mito musicale del mondo arabo, Umm Kulthoum. L’indiscussa Stella d’Oriente, morta poco più di un quarto di secolo fa, che ancora regna incontrastata nell’empireo delle grandi cantanti. In Italia c’è poco su Umm Kulthoum, conosciuta solo da chi gira per il mondo arabo: c’è un romanzo-biografia, pubblicato molti anni fa da e/o, ma – per quanto io sappia – non c’è nulla sulla sua storia, il suo ruolo pubblico, e ciò che è rimasto nel mito e nell’anima degli arabi. Eppure, Umm Kulthoum non è stata solo la regina della musica araba, l’unica le cui canzoni sorvolano le generazioni e diventano patrimonio comune di un’intera regione, ascoltate e canticchiate a ogni angolo di strada a qualsiasi latitudine del pianeta arabo. E’ stata anche la regina dell’orgoglio panarabo, la rappresentante di un tempo, che il piccolo, delizioso museo a lei dedicato a Manyal, al Cairo, fa solamente intravvedere. Al suo funerale, partecipò più gente di quella che avrebbe riempito le strade della capitale egiziana per i funerali di Gamal Abdel Nasser: gente comune, ma anche una pletora di capi di stato, a significare il ruolo che la Stella d’Oriente ebbe nella stagione delle decolonizzazioni e delle indipendenze.

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