Gerusalemme è e sembra lontana, dalla Sicilia. Ma qualche spunto la Rete lo continua a dare. Haaretz, oggi, ha qualche notizia triste e al tempo stesso interessante. Intanto, la morte del bambino di 11 anni durante la manifestazioni contro il Muro nel paesino di Ni’lin, vicino a Ramallah. L’esercito israeliano ha confermato che a uccidere il bambino sono stati i proiettili sparati dai propri uomini. Quei proiettili che l’autopsia sul bambino, compiuta dai medici palestinesi, aveva già trovato nel corpo. La protesta a Ni’lin non si ferma, le differenze con la prima intifada sono tante, dicono anche quelli che molto più di me ne sanno. Ma le micce sono sempre pronte ad accendersi.
E poi il braccio di ferro in corso tra Fatah e Hamas, con i reciproci arresti degli oppositori in Cisgiordania e ora anche a Gaza (Hamas aveva finora evitato di reagire con gli arresti alle retate compiute dalle forze di sicurezza dell’Anp in West Bank, da qualche giorno sembra aver voluto pareggiare i conti). Human Rights Watch bacchetta tutt’e due i movimenti per le violazioni dei diritti umani, l’International Crisis Group lo aveva già fatto. Le frasi attribuite oggi a Mahmoud Abbas, però, fanno fare un pericolosissimo salto di qualità allo scontro. Abu Mazen avrebbe fatto sapere agli israeliani che se liberano i deputati di Hamas in cambio della liberazione di Gilad Shalit, lui smantellerà l’ANP. Se si pensa che i deputati sono stati eletti dagli stessi elettori che hanno eletto Abbas, si comprende quanto la situazione stia diventando non solo surreale, ma difficilmente comprensibile. O meglio, comprensibile usando altri parametri.