Gerusalemme, o cara…

Beh, chi conosce la Gerusalemme araba, la Gerusalemme est di questi giorni, sa quanto questo pezzo di città sia frammentato, non soltanto dal punto di vista urbanistico, puntellato dei quartieri israeliani voluti sin dai tempi di Teddy Kollek (lo ricordava, qualche giorno fa, Amos Oz di fronte a una audience raggelata…). E’ frammentato dal punto di vista culturale: poche le iniziative, e quelle poche frequentate in genere dai cosiddetti internazionali, quel piccolo mondo a parte fatto di diplomatici, giornalisti, volontari, cooperanti, tecnici, preti e suore, etc etc.

Quando, ieri sera, ho visto 130 persone riunite a parlare di storia politica palestinese (da Hamas a Fatah e dintorni) non volevo credere ai miei occhi. Allora si può fare cultura a Gerusalemme… D’altro canto, ad ascoltare c’era anche Ahdaf Soueif, strenua e coraggiosa organizzatrice del primo festival letterario palestinese, ora alla sua terza edizione.

Il fatto è che la parte araba di Gerusalemme è una città difficile, frustrata, stanca. E la stanchezza conta. Eppure, la sensazione è che molte persone siano affamate e assetate di cultura, discussioni, pensieri. Come una doccia che la stanchezza manda via. Basta cominciare.

Ah, me ne vado in Italia per qualche giorno. Qualche appuntamento è segnalato nel blog, tra Salone di Torino e conveno di Terrasanta. Il blog, dunque, risentirà del fatto che la sua autrice avrà la valigia in mano. Ma…stay tuned. Non si sa mai, tra un aereo e un treno, potrei sempre affidare qualche pensierino al web.

Nella foto, una rara immagine di Musrara.

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