Omaggio alla Stella d’Oriente

Zeinobia, blogger egiziana, ricorda che Google  ha celebrato il 4 maggio non tanto il compleanno di Hosni Mubarak, quanto quello di Umm Kulthoum. Un compleanno a dire il vero incerto, quello della Stella d’Oriente, la più grande cantante araba contemporanea, l’icona del panarabismo popolare, dell’amore in versi e in musica. Nata forse nel 1898, forse nel 1904. Forse a fine dicembre, forse all’inizio di maggio. Il forse, però, scompare quando si parla della voce di Umm Kulthoum e di quanto sia diventata il mito più importante della cultura popolare. Vecchia e nuova.

Se i vecchi (ma anche i meno vecchi) ricordano i giovedì sera ad ascoltare nei concerti trasmessi dalla Voce degli Arabi, la radio nasseriana, i giovani e i giovanissimi ne usano l’immagine come usano – in Medio Oriente allo stesso modo dei coetanei europei – quella di Che Guevara. Capelli neri, un paio d’occhiali da sole: tanto basta per trasformarla in uno stencil che è possibile vedere sul web così come per le strade di Hamra, a Beirut. E se questa non è pop culture, allora cos’è?

La storia, quella seria, ricorda che al suo funerale  al Cairo – anno 1975 – ci fu più gente che al funerale di Gamal Abdel Nasser. Ci fu un numero sorprendente di capi di stato, e non solo gli egiziani piansero e la piansero. La piansero, per esempio, i palestinesi, in debito verso Umm Kulthoum, che ne cantò le sorti dopo il 1967.

I più romantici, certo, ricorderanno Enta Omri, “tu sei la mia vita”, cantata ad ogni matrimonio araba. E Alf Leyla, “Mille notti”, usata come suoneria dei telefonini. I più avvezzi alla vita quotidiana araba l’ascolteranno dal barbiere di Gerusalemme est o nella stireria del mercato di Dokki. La vedranno nelle riproposizioni quotidiane dei suoi concerti, in bianco e nero. La riascolteranno quando, tardo pomeriggio, le radio di mezzo mondo arabo ritrasmetteranno per l’ennesima volta le sue arie più celebri. Perché Umm Kulthoum si ascolta la sera. E Fayrouz la mattina.

Alcuni, è vero, non la sopportano, tra i giovani. Perché troppo iconica, troppo importante, troppo vecchia, troppo tutto. Io invece, come si è capito, le voglio bene. E’ stato il mio grimaldello per capire la pop culture araba. E’ diventata, col tempo, parte della mia, di pop culture. Accanto alle note della mia adolescenza, tra Crosby, Stills, Nash and Young, e la Stella d’Oriente, appunto.

la foto ritrae Umm Kulthoum con lo sfondo delle Piramidi del Cairo, ed è una delle più famose.

3 commenti su “Omaggio alla Stella d’Oriente”

  1. Anche io ho imparato tanto dalla figura di Umm Kalthoum. Consiglio la lettura del romanzo del libanese Selim Nassib, “Ti ho amata per la tua voce”, (pubblicato in Italia da E/O) che e’ insieme biografia e storia d’Egitto negli anni di Farouk e di Nasser.

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  2. Non sai quante volte ho odiato mio padre perche’ da bambina in Giordania occupava il salotto degli ospiti con amici per fumare, giocare a carte e sentire Kawkab Assharq. Io ero piccola e mi chiedevo cosa ci vedevano tutti in quella donna che sembrava una statua che ripeteva lo stesso versetto per almeno 3 o 4 volte prima di passare a quello successivo. Ogni volta che osannavano “Yislam Timmek” (che piu’ o meno vuol dire sia benedetta la tua bocca) pensavo: che barba assoluta …

    Poi … con gli anni, migliorando la mia conoscenza della lingua araba e abituando l’orecchio non solo ad um Kalthum ma anche ad Abdel Halim, Fairuz, Wardah, Sabah ecc… ho imparato ad apprezzare la sua voce e le poesie cantate da lei. Ora non faccio a meno di ascoltare ogni tanto Al Atlal, Anta Omri, ed Amal Hayati….anche io mi sono ritovata a volerle bene.

    Un abbraccio da Londra

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