Confesso un dolore, e una impotenza. In questa stagione di violenza, a Gerusalemme, gli agnelli sacrificali sono quasi sempre giovani. Ragazzi. E’ successo anche ieri. Tre ragazzi palestinesi ammazzati per mano israeliana, rispettivamente da un colono, la polizia di frontiera, l’esercito. Palestinese il ragazzo che ha ucciso tre coloni israeliani dentro un insediamento in Cisgiordania.
Riesco a malapena a sopportare la vista di quelle foto, bei ragazzi, istruiti, nella toga che si indossa nella cerimonia per il diploma di maturità. Il Tawjihi, meta ambita per le famiglie e i loro figli. La maturità, la porta di ingresso nel mondo. Quella porta di ingresso gli è stata sbattuta in faccia, ieri, per Gerusalemme. Per Gerusalemme, per una città che è allo stesso tempo casa e identità, terra e politica, appartenenza e sofferenza quotidiana.
