Gli scontri nella prigione israeliana di Ofer, in Cisgiordania, hanno causato otto feriti, sei tra i detenuti palestinesi, due tra le guardie israeliane. La tensione, dicono i prigioneri, è aumentata dopo le continue perquisizioni personali di questi ultimi giorni. E non è ancora terminata, visto che i detenuti hanno deciso di continuare lo sciopero. Nelle carceri israeliane si trovano circa 11mila palestinesi, compresi minori.
Consiglio ai colleghi, qualora non l’avessero ancora fatto, di chiedere l’autorizzazione alle autorità israeliane a visitare un carcere, non per incontrare i detenuti più conosciuti, che rilasciano interviste attraverso i loro avvocati, ma gli altri, quelli senza nome o quasi. Io ho visto quello di Beersheva, e non ho provato a chiedere di visitare Ketziot oppure Ofer o Megiddo, gli istituti per la detenzione amministrativa. Ma già una visita in uno dei carceri più grandi, e l’incontro con quelli che le autorità israeliane chiamano attivisti, è una esperienza molto interessante. Una delle parti di questa storia infinita del conflitto, una delle più invisibili, è proprio quella dei detenuti palestinesi.