Le ultime dall’Egitto – Egypt Rev update

Difficile fare una sintesi di quello che sta succedendo in Egitto, dall’una di oggi, soprattutto se invece di stare al Cairo, per strada, sei a Gerusalemme… Ma la Rete mi aiuta, e anche la memoria delle strade, dei ponti, delle moschee. Della Cairo reale.

Ci sono notizie che MOhammed el Baradei sia stato arrestato, dopo la fine della preghiera del venerdì. Arrestati centinaia di attivisti del movimento 6 aprile (questo sì, nato veramente sulla Rete con Facebook), arrestati militanti dei Fratelli Musulmani. Arrestati leader della Fratellanza, compreso il moderato e pragmatico Essam el Aryan (come spesso è successo in questi anni). Arrestati giornalisti. Sfasciate telecamere e macchine fotografiche. E soprattutto, interrotto internet, evento incredibile, mai successo nella storia della Rete. Chiuse le comunicazioni con i telefonini (Vodafone si è scusata, ma è già partito il boicottaggio). Le autorità egiziane, non paghe, hanno anche bloccato le trasmissioni di Al Jazeera Arabic, che stava trasmettendo in diretta, dalle finestre della sua redazione a piazza Abdel Moneim Riad, una manifestazione sul ponte 6 Ottobre. Bloccato il segnale sul satellite NileSat.

Sui cyberattivisti, ha scritto oggi Pino Bruno, sul suo bellissimo blog.

In questo modo, il regime pensa di aver partita vinta di una rivolta che, ora, ha tutto il sapore di una rivoluzione. Di un prima e di un dopo, di una cesura nella storia. Le notizie che, nonostante tutto, rimbalzano su Twitter (attraverso, spesso collegamento via linee telefoniche fisse) parlano di decine di migliaia di manifestanti in diverse città egiziane. Soprattutto ad Alessandria, roccaforte dei Fratelli Musulmani, con 100mila in piazza. 40mila a Mansoura, e da Menufeya, città di Mubarak, Delta egiziano da cui sono arrivati tutti e tre i presidenti della repubblica, dal 1952 a oggi. Ismailia, Suez. In alcune di queste città l’obiettivo sono stati soprattutto gli edifici del Partito Nazionale Democratico, il partito dei Mubarak, il partito al potere. La polizia attacca, spara lacrimogeni, live ammunitions, mentre gli agenti in borghese fanno il lavoro sporco. Spaccano telecamere e si aggirano con sbarre di ferro, tentano di far scorrere il traffico e controllano i ponti del Cairo, fondamentali per la sicurezza del regime.

Al Cairo sembra che siano diverse le manifestazioni in corso, a cui partecipa la gente normale, quella descritta per esempio nel Palazzo Yacoubian di Alaa al Aswany (Feltrinelli). Gente normale, come paradossalmente sono anche i poliziotti. Alcuni di loro sembra, ma il condizionale è d’obbligo, che siano passati con i dimostranti, o che si siano rifiutati di sparare sui dimostranti. Questa è la chiave. Se la polizia smette di essere lo strumento del regime.

Stay tuned, soprattutto oggi. Cercherò di aggiornare ancora il blog. Altrimenti, seguitemi su twitter. Invisiblearabs, come sempre. Arabi Invisibili, come quelli che sono scesi in piazza.

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