Prima di Sharm

Il Time ha un articolo esaustivo sui cambiamenti in atto nella diplomazia occidentale, nonostante non si possano considerare dei cambiamenti definitivi o senza scossoni. Come dimostra il rientro in campo delle pregiudiziali sul riconoscimento dello stato di Israele da parte di un nuovo, ancora ipotetico governo di unità nazionale palestinese. Pregiudiziali, precondizioni che già avevano minato la transizione politica dentro l’Autorità Nazionale Palestinese dall’inizio del 2006 in poi.

A differenza di tre anni fa, però, non c’è solo quello che spiega il Time, e cioè il fatto che Hamas sia tornato sulla scena internazionale proprio dopo e in conseguenza dell’Operazione Piombo Fuso di Israele a Gaza. C’è anche Israele, o meglio, il potere esecutivo israeliano che è cambiato rispetto a quel periodo. Allora c’era Ehud Olmert, riconfermato dalle urne nel marzo del 2006. Ora c’è il possibile governo della destra laica e religiosa guidato da Benjamin Netanyahu, che sulla questione della creazione di uno stato palestinese ha chiuso le possibilità di un accordo di unità nazionale con Tzipi Livni. Se i palestinesi, insomma, dovranno rispondere delle pregiudiziali – nel caso di una presenza di Hamas al governo -, lo stesso dovranno fare gli israeliani. Un vulnus che prima non c’era, e che rende più debole la posizione israeliana.

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